AI Literacy & AIperitivo, un articolo su Il Piccolo
...e le mie osservazioni, per amor di correttezza.
Cari AIperi-clubbers, siamo "agli onori della cronaca"!
Innanzitutto, grazie al collega Lorenzo Degrassi e al fotografo Massimo Silvano de Il Piccolo, che hanno partecipato all’AIperitivo del 3 settembre e hanno scelto di raccontarlo sul giornale. L'articolo è disponibile su Il Piccolo del 6 settembre, a pagina 33.
Mi fa molto piacere che il nostro AIperitivo Club si faccia conoscere, e che abbia trovato posto sul quotidiano di Trieste: ma, proprio perché le parole contano, vorrei aggiungere alcune precisazioni.
Il titolo «Serve una “patente” per poter usare l’AI» è giornalisticamente efficace, ma non rispecchia quanto emerso dall’incontro e può risultare fuorviante: come detto durante l'AIperitivo, oggi non serve alcuna “patente” per utilizzare l’intelligenza artificiale... e nemmeno per insegnarla. L’idea della patente è stata utilizzata come spunto di discussione riferito a chi fa formazione sull’AI literacy, e comunque non riferito a chi usa l’AI.
Quali competenze dovrebbe possedere chi insegna a usare l'AI, in particolare nelle università, a studenti, docenti e personale amministrativo? Chi dovrebbe valutare queste capacità? E secondo quali criteri possiamo distinguere un professionista preparato da un bravo venditore, soprattutto in assenza di linee guida chiare o magari una certificazione obbligatoria che oggi non esiste ancora? Queste le domande che abbiamo affrontato. Abbiamo discusso anche della necessità o meno di questa ipotetica certificazione, nonché dell'utilità di quelle già esistenti.
Gli ospiti, inoltre, erano quattro: accanto ad Andrea Fornasier, Matteo Cornacchia e Antonio Piva è intervenuto anche Marco Giacomini, B.U. Manager Cybersecurity e Artificial Intelligence del Polo Tecnologico Alto Adriatico: colgo l'occasione per ringraziare nuovamente tutti gli Special Guests! Piccola nota di cronaca: Andrea e Marco ci hanno gentilmente raggiunto da Pordenone, per sostituire l'annunciato Direttore Generale del PTAA, Franco Scolari, impegnato in una trasferta londinese.
Infine... è certo che ogni articolo richiede una sintesi e, inevitabilmente, sceglie una lente d'osservazione. Nel breve spazio disponibile è rimasta però fuori una parte importante del ragionamento del prof. Matteo Cornacchia, la cui citazione è stata riportata solo in parte. Affermare che gli studenti potrebbero acquisire attraverso l’AI gran parte delle informazioni trasmesse durante una lezione, non significa sostenere che l’intelligenza artificiale possa sostituire i docenti. Al contrario: rende ancora più importante la pedagogia: questo il punto più interessante del suo intervento. Conoscere una materia non equivale a saperla insegnare: il valore del docente sta nel costruire percorsi, contesti e domande capaci di trasformare le informazioni in apprendimento: e soprattutto, a far appassionare alla materia di studio!
Il cuore dell’AIperitivo, in sintesi, è stato questo: immaginare insieme quali caratteristiche dovrebbe avere un AI literacy trainer, chi dovrebbe sceglierlo e sulla base di quali criteri.
Non per forza una patente per usare l’AI, dunque. Piuttosto, la ricerca di linee guida credibili per scegliere chi deve insegnare a comprenderla e a utilizzarla consapevolmente.
Grazie ancora a Il Piccolo per l’attenzione, naturalmente: non me ne vogliano i colleghi per le osservazioni, fatte per dovere di cronaca :) E soprattutto, grazie alle persone intervenute: il senso dell’AIperitivo nasce dalla pluralità delle vostre competenze e delle vostre voci!
LAST BUT NOT LEAST: l'importanza della newsletter
Oggi, siamo arrivati ad essere 202 iscritti alla newsletter: non potendo assicurare messaggi personalizzati, inviati personalmente ad ogni clubber, vi prego di accertarvi che la newsletter non finisca in spam e... di leggerla! :) grazie per la collaborazione
ERRATA CORRIGE: nell'articolo inviato via newsletter ho indicato erroneamente Franco Scolari come presidente del Polo Tecnologico Alto Adriatico. Il suo incarico corretto è quello di direttore generale. Me ne scuso.